simone pontiggia - fideuram

Perché non lavoro con tutti

I valori non negoziabili del mio lavoro. E quelli che cerco in chi decide di affidarmi i propri risparmi.

La domanda che ricevo più spesso al primo incontro è sempre la stessa: «quanto rende?».

È una domanda legittima, ma è la seconda. La prima, quella che nessuno fa quasi mai, è: «possiamo lavorare bene insieme?». Perché un rendimento si può discutere, confrontare, misurare. Un rapporto costruito su presupposti sbagliati, invece, si rompe sempre, e si rompe nel momento peggiore: quando i mercati scendono e servirebbe lucidità da entrambe le parti.

Per questo ho deciso di mettere per iscritto, in modo diretto, due cose che di solito restano implicite. La prima è che cosa mi impegno a fare io, con criteri che chi legge possa verificare e non semplicemente credere sulla parola. La seconda è che cosa chiedo in cambio a chi si affida a me, perché la consulenza finanziaria è una delle poche attività in cui il risultato dipende almeno per metà dal comportamento del cliente.

Non è un elenco di aggettivi gentili. È un patto. E come tutti i patti seri, contiene anche i motivi per cui potremmo non essere le persone giuste l’uno per l’altro.

Un consulente si sceglie prima di una crisi, non durante. Ed è prima di una crisi che bisogna capire se ci si è capiti.

PARTE PRIMA — I CINQUE IMPEGNI CHE PRENDO IO

Chiunque, nel mio settore, può dichiararsi competente, trasparente e attento al cliente. Sono parole gratuite. Ho provato a tradurle in impegni concreti, ciascuno con un modo pratico per verificare se li sto rispettando davvero.

1. Ti dirò di no

Il primo impegno è anche il più scomodo, e riguarda l’integrità intesa nel modo più semplice: non proporti qualcosa che va bene a me e non a te. Nella mia esperienza, un consulente si giudica molto più dalle operazioni che non ti ha fatto fare che da quelle che ti ha proposto.

Ti dirò di no quando vorrai inseguire il titolo del momento perché ne parlano tutti. Ti dirò di no quando vorrai vendere tutto in una settimana di forte volatilità. Ti dirò di no anche quando la mia risposta sarà semplicemente «non lo so», invece di improvvisare una previsione che nessuno può fare.

Come lo verifichi: chiedimi, alla fine del nostro primo anno insieme, quali operazioni ti ho sconsigliato e perché. Se la lista è vuota, qualcosa non ha funzionato.

2. Prima di parlare, ascolto

Non esiste un portafoglio giusto in assoluto. Esiste un portafoglio coerente con la tua età, il tuo reddito, la stabilità del tuo lavoro, la struttura della tua famiglia, i tuoi debiti, i tuoi progetti e la tua reale capacità di sopportare le oscillazioni.

Per questo il primo incontro non è una presentazione di prodotti. È una serie di domande, alcune delle quali possono sembrare distanti dalla finanza: che lavoro fanno i tuoi figli, quanto è ciclico il settore in cui operi, che cosa succederebbe al tuo bilancio familiare se il tuo reddito si fermasse per sei mesi. Quelle risposte contano più di qualunque classifica di rendimento.

Come lo verifichi: se al termine del primo incontro ti ho parlato di uno strumento specifico prima di aver capito questi elementi, ho lavorato male.

3. Ti spiego finché non hai capito

Credo che la conoscenza sia la vera protezione del risparmiatore, molto più di qualunque strumento. Un cliente che capisce che cosa possiede è un cliente che non si spaventa alla prima notizia allarmante, e che quindi non compie l’errore più costoso di tutti: vendere nel momento sbagliato.

Il mio impegno è spiegarti che cosa hai in portafoglio, perché ce l’hai, quanto costa e in quali scenari può andare male. Senza gergo. E, se serve, spiegandolo una seconda e una terza volta: non è mai una perdita di tempo, è la parte del lavoro che produce i risultati più duraturi.

Come lo verifichi: prova a spiegare il tuo portafoglio a una persona di famiglia. Se non ci riesci, non ho finito il mio lavoro.

4. Non ti prometto rendimenti

Nessun professionista serio può promettere un rendimento, e chi lo fa ti sta dicendo la prima di una lunga serie di cose non vere. Quello che posso fare è diverso, ed è molto più utile: costruire con te un piano coerente con i tuoi obiettivi, definire in anticipo le regole di comportamento nei momenti difficili, controllare i costi e mantenere la rotta quando l’istinto suggerirebbe il contrario.

I mercati non li governa nessuno. Il metodo, la disciplina e i costi sì. È lì che si concentra il valore aggiunto di una consulenza, non nella capacità di indovinare il futuro.

Come lo verifichi: guarda se nei documenti che ti consegno compaiono obiettivi, orizzonti temporali e scenari negativi, oppure solo grafici in salita.

5. Continuo a studiare, e rimetto in discussione ciò che ho scritto

Ho quasi vent’anni di banca alle spalle e sono libero professionista dal novembre 2014. Nulla di tutto questo mi autorizza a smettere di aggiornarmi. Il contesto cambia più in fretta di quanto cambino le nostre convinzioni: negli ultimi anni abbiamo attraversato tassi a zero, un’inflazione a due cifre sull’energia, il ritorno di rendimenti significativi sui titoli di Stato. Chi ha continuato a ragionare con lo schema del 2018 ha sbagliato analisi.

Per questo scrivo articoli pubblici e rileggo periodicamente ciò che ho pubblicato in passato, correggendo apertamente le cose che il tempo ha smentito. Non è un esercizio di modestia: è il modo più efficace che conosco per non affezionarmi alle mie stesse idee.

Come lo verifichi: leggi i miei articoli più vecchi e confrontali con quelli recenti. Se non ho mai cambiato idea su nulla, non sto studiando.

PARTE SECONDA — I CINQUE VALORI CHE CERCO IN TE

Qui arriva la parte che raramente viene detta ad alta voce. La consulenza finanziaria non è un servizio che si subisce passivamente, come una polizza che si firma e si dimentica. È una collaborazione, e la parte più delicata del lavoro dipende da chi ho di fronte.

Ecco che cosa cerco nelle persone con cui costruisco un rapporto duraturo.

1. Onestà sui numeri, tutti

Non posso fare bene il mio lavoro con una fotografia parziale. Se esiste un finanziamento in corso, un immobile con un mutuo, una posizione aperta presso un altro intermediario o un investimento fatto anni fa di cui ti vergogni un po’, devo saperlo. Non per giudicare: per non costruire un piano su fondamenta incomplete.

La maggior parte degli errori di pianificazione che ho visto non nasce da strumenti sbagliati. Nasce da informazioni mancanti.

2. La disponibilità a essere contraddetto

Se cerchi qualcuno che confermi una decisione che hai già preso, non ti serve un consulente: ti serve un esecutore, e sono figure diverse. Il valore di un professionista si misura proprio nei momenti in cui ti dice qualcosa che non volevi sentire.

Cerco persone disposte a discutere, a mettere in dubbio ciò che hanno letto e, quando serve, a cambiare idea davanti a un dato. Vale anche al contrario: se hai un argomento migliore del mio, voglio sentirlo. Cambio idea più volentieri di quanto si creda.

3. Un orizzonte temporale dichiarato, e rispettato

È il valore più sottovalutato di tutti. Il tempo è la variabile che determina quale rischio è ragionevole assumere, molto più della propensione dichiarata in un questionario.

Ti chiederò di dirmi con onestà quando ti serviranno quei soldi. E ti chiederò di rispettare quella dichiarazione anche quando il mercato sarà sceso e la tentazione di uscire sarà forte. Un investimento pensato per dieci anni e interrotto al secondo non è un investimento sbagliato: è un investimento che non è mai stato fatto.

4. Pazienza operativa

Le regole si scrivono quando si è lucidi e si applicano quando non lo si è. Le decisioni prese insieme in un momento di calma — un piano di accumulo, una soglia di ribilanciamento, una riserva di liquidità intoccabile — hanno senso solo se le rispettiamo nei mesi in cui i titoli dei giornali spingono nella direzione opposta.

Cerco persone che accettino questo scambio: meno emozione, più metodo. È meno appassionante da raccontare, ma è ciò che negli anni fa la differenza sui risultati.

5. Il coraggio di farmi le domande scomode

Chiedimi come vengo remunerato. Chiedimi quanto costa ogni singolo strumento che ti propongo, in termini espliciti. Chiedimi che cosa succede al tuo rapporto se un giorno non ci fossi più io. Chiedimi perché consiglio una soluzione e non un’altra.

Un cliente che fa domande scomode non mi mette in difficoltà: mi facilita il lavoro, perché mi obbliga a essere chiaro. Diffida, invece, di qualsiasi professionista che di fronte a queste domande cambi argomento.

QUANDO NON SIAMO LE PERSONE GIUSTE L’UNA PER L’ALTRA

Per coerenza con quanto ho scritto finora, dico anche l’ultima parte. Ci sono situazioni in cui è meglio riconoscere subito che il rapporto non funzionerebbe, e dirselo prima è un servizio reciproco.

  • Chi cerca il colpo, il raddoppio, l’operazione che risolve tutto in pochi mesi. Non è il mio lavoro e non voglio che lo diventi.
  • Chi vuole delegare completamente, senza mai capire che cosa possiede. La delega totale è comoda finché tutto sale, e diventa insostenibile al primo ribasso.
  • Chi considera la volatilità un errore del consulente. La volatilità è il prezzo del rendimento, non un difetto da eliminare: si può gestire, non annullare.
  • Chi vuole solo una firma su una decisione già presa altrove.

Non è arroganza, è realismo. Preferisco un numero contenuto di rapporti solidi, in cui posso lavorare bene e conoscere davvero le persone, piuttosto che un elenco lungo di clienti seguiti in modo superficiale.

IL MIO PERCHÉ, DETTO SENZA RETORICA

Ho lavorato quasi vent’anni in banca e dal novembre 2014 esercito come libero professionista, operando su mandato di Fideuram – Intesa Sanpaolo Private Banking. Non l’ho fatto perché credessi di aver trovato una formula migliore degli altri. L’ho fatto per una ragione più semplice: volevo rispondere direttamente, con il mio nome, alle persone che mi affidano i loro risparmi.

Vivo e lavoro in provincia di Bergamo, dove le persone che incontro sono spesso imprenditori, professionisti e famiglie che hanno costruito il proprio patrimonio con anni di lavoro. Sono anche marito e padre, e questo mi ha insegnato una cosa che nessun corso tecnico insegna: dietro ogni scelta finanziaria non c’è un numero, c’è una preoccupazione concreta. Il futuro dei figli, la tenuta dell’azienda, la serenità dopo il lavoro.

Il mio obiettivo non è farti guadagnare più di chiunque altro. È molto più concreto: farti arrivare al momento in cui ti servono quei soldi con la cifra che ti serve, senza aver dovuto attraversare gli anni intermedi nell’ansia. La complessità trasformata in scelte comprensibili, e il dubbio trasformato in un piano. Tutto qui, e non è poco.

Non cerco clienti da convincere. Cerco persone con cui costruire qualcosa che regga nel tempo, anche e soprattutto quando il tempo si mette male.

SE TI RITROVI IN QUESTO PATTO

Se leggendo questo articolo hai riconosciuto il tuo modo di ragionare, probabilmente possiamo lavorare bene insieme. Se invece qualcosa ti ha infastidito, è altrettanto utile: ci siamo risparmiati entrambi un percorso destinato a interrompersi.

Il primo passo è sempre lo stesso, e non impegna a nulla: una conversazione in cui ascolto la tua situazione e ti dico con franchezza se e come posso esserti utile. Anche quando la risposta onesta è che non ne hai bisogno.

Puoi scrivermi o chiamarmi ai contatti che trovi qui sotto.

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SIMONE PONTIGGIA

Consulente finanziario