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Soldi fermi sul conto con i prezzi in aumento: cosa sta succedendo e perché ti riguarda

C’è una frase che sento spesso a fine incontro: «Per ora li lascio sul conto, aspetto che le cose si calmino».

È comprensibile. Quando si sente parlare di guerre, bollette più care e banche centrali, la reazione più naturale è non toccare nulla. Ma i dati di queste settimane dicono una cosa semplice: tenere i soldi fermi non è gratis.

E oggi costa più di un anno fa. Proviamo a capire perché, senza tecnicismi.

L’inflazione è l’aumento dei prezzi nel tempo. Quando sale, con gli stessi soldi si compra meno.

A settembre 2026, secondo le prime stime ISTAT, i prezzi in Italia sono aumentati del 4,2% rispetto a un anno prima, contro il 3,3% di agosto. Per trovare un aumento più forte bisogna tornare a settembre 2023.

Detto in pratica: quello che un anno fa costava 100 euro, oggi in media ne costa 104,20.

Il rincaro arriva soprattutto da energia e cibo: i prezzi dei prodotti energetici sono cresciuti del 22,3% in un anno, quelli degli alimentari freschi del 5,5%. È quello che molte famiglie stanno già vedendo nelle bollette e al supermercato.

Una precisazione onesta: si tratta di un dato provvisorio, che l’ISTAT confermerà o correggerà nelle prossime settimane.

Secondo punto: la BCE ha alzato i tassi. Cosa vuol dire?

La BCE è la Banca Centrale Europea. Uno dei suoi compiti principali è tenere i prezzi sotto controllo, con un obiettivo di inflazione intorno al 2%.

Quando i prezzi corrono troppo, la BCE alza i tassi di interesse, cioè rende più caro prendere soldi in prestito. Così famiglie e imprese spendono un po’ meno e i prezzi tendono a rallentare.

A settembre la BCE ha alzato i propri tassi di un quarto di punto, portando il tasso di riferimento sui depositi al 2,50%. È il secondo aumento quest’anno, dopo quello di giugno. La presidente Christine Lagarde ha spiegato che il conflitto in Medio Oriente continua a spingere i prezzi verso l’alto e che l’inflazione resterà sopra l’obiettivo per un periodo prolungato. La prossima decisione è attesa per il 29 ottobre.

Terzo punto: e il mio conto corrente, quanto mi dà?

Qui arriva la sorpresa per molti. Si potrebbe pensare: se i tassi salgono, anche il conto corrente renderà di più. In realtà non funziona così.

Secondo l’Associazione Bancaria Italiana, ad agosto il conto corrente rendeva in media lo 0,32% all’anno.

In pratica, quasi nulla.

Facciamo un esempio con numeri tondi, ipotizzando che i prezzi continuino a salire del 4,2% per un anno intero.

Su 100.000 euro fermi sul conto, gli interessi sarebbero circa 320 euro. Tolte le tasse e l’imposta di bollo, resterebbero poco più di 200 euro. Nello stesso anno, però, l’aumento dei prezzi “mangerebbe” circa 4.000 euro di potere d’acquisto.

Risultato: il saldo sul conto sembrerebbe quasi uguale, ma con quei soldi si potrebbero comprare cose per circa 3.800 euro in meno. Non è una previsione, è una simulazione per capire cosa succede se nulla cambia.

Il conto corrente, del resto, non nasce per far crescere i risparmi: serve per pagare, incassare, gestire le spese. È uno strumento di servizio, non di investimento.

Attenzione però alle soluzioni “facili”

A questo punto qualcuno pensa: allora sposto tutto su un conto deposito, oppure compro titoli di Stato perché adesso rendono di più. Calma. La fretta è il rischio opposto dell’immobilismo.

I conti deposito vincolati, cioè quelli in cui si lasciano i soldi fermi per un periodo concordato, ad agosto rendevano in media il 2,40%. Meglio del conto corrente, certo. Ma dopo tasse e imposte restano comunque sotto l’attuale aumento dei prezzi.

E i titoli di Stato, come i BTP? Il loro rendimento è effettivamente salito: il 1° ottobre il BTP a dieci anni ha raggiunto il livello più alto da novembre 2023. C’è però un aspetto che molti non conoscono: quando i tassi salgono, il valore dei titoli già acquistati in passato scende.

Un esempio semplice: se ho in mano un titolo che paga il 3% e sul mercato ne escono di nuovi che pagano il 4,5%, il mio titolo diventa meno appetibile e, se volessi venderlo prima della scadenza, otterrei un prezzo più basso.

La verità, scomoda ma utile, è che oggi non esiste un posto perfetto dove mettere i soldi al riparo da tutto. Esiste però la possibilità di organizzarli con buon senso.

Prudenza non vuol dire stare fermi

Lasciare molti soldi immobili non è sempre prudenza: a volte è solo la mancanza di un piano. E questo autunno lo rende ancora più evidente.

Essere prudenti è una qualità. Ma la prudenza vera ragiona, divide, pianifica. Non insegue l’occasione del momento e non si nasconde dietro l’attesa.

Tre domande per cominciare

Prima di qualsiasi scelta, prova a rispondere a queste tre domande.

Di quanti soldi ho bisogno a portata di mano? Per le spese di ogni giorno, gli imprevisti, le necessità dei prossimi mesi. Quella parte deve restare disponibile, ed è giusto così.

Quando mi serviranno gli altri soldi? Una parte magari tra due anni, un’altra tra dieci o venti. Tempi diversi richiedono scelte diverse.

Quanto mi preoccuperebbe vedere il valore salire e scendere nel tempo? È una domanda personale, e nessun grafico può rispondere al posto tuo.

Quando ogni euro ha un compito preciso, le notizie su prezzi e tassi fanno meno paura. Diventano informazioni da capire, non minacce da subire.

Un primo passo possibile

Se ti riconosci in queste righe, il primo passo non è comprare qualcosa: è fare chiarezza. Un check-up patrimoniale serve proprio a capire quali soldi devono restare dove sono e quali meritano un progetto. Puoi scrivermi a info@simonepontiggia.it o chiamarmi al 346 262 7126.

Simone Pontiggia — Consulente finanziario abilitato all’offerta fuori sede, Fideuram – Intesa Sanpaolo Private Banking. Iscrizione OCF n. 670 del 28.05.2015. Contenuto a carattere informativo: non costituisce raccomandazione personalizzata né sollecitazione all’investimento.

Fonti: ISTAT, Prezzi al consumo – stima preliminare settembre 2026; BCE, Decisioni di politica monetaria del 10/09/2026; ABI, Rapporto mensile settembre 2026 (dati agosto); rilevazioni di mercato del 1° ottobre 2026. Calcoli: elaborazione dell’autore

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SIMONE PONTIGGIA

Consulente finanziario